mercoledì 25 maggio 2016

Problematiche del nazional-socialismo: il mito della razza

Problematiche del nazional-socialismo
Capitolo 4

Nel programma politico-sociale del partito nazional-socialista vi sono affermazioni vaghe, di carattere socialisteggiante, che poi non verranno rispettate, in particolar modo da Hitler che non avrà altra funzione che quella di legare a sé quegli elementi piccolo borghesi, disgregati in questo periodo e che in fondo non si vedono rispecchiati nello stato capitalista, nella grande imprenditoria e quindi sono istintivamente o confusamente anticapitalisti.
Partendo dal punto di vista dell’ideologia nazional-socialista proviamo a incrociare l’elemento antisemita con l’elemento nazionalista e imperialista e quindi pangermanista.
Ne esce il mito della stirpe tedesca, l’esaltazione della razza ariana. La funzione di epurare ciò che è tedesco da ciò che non lo è, è una funzione di dominazione sul mondo, attuata in modo tragico.

Questi elementi non trovano veri sostegni dalla dottrina dell’analisi scientifica: i veri precursori dal punto di vista ideologico delle idee hitleriane sono personaggi culturalmente sconosciuti nel periodo.
Elemento fondamentale, in diretta connessione con questa celebrazione, questa esaltazione della razza ariana con i suoi compiti che è l’incrocio di razzismo, nazionalismo, pangermanesimo, è il principio dello “spazio vitale” celebrato da Hitler e dal nazismo e che trova il fondo nei colonizzatori e nei nazionalisti tedeschi. Secondo Hitler, il popolo tedesco aveva uno spazio insufficiente per mantenere se stesso e per adempiere ai compiti a cui è chiamato. Suo principale e preciso compito è quello di ricercare lo spazio capace di produrre alimenti, dare materie prime, offrire mano d’opera a basso costo al servizio della Germania.
Linee di sviluppo della Germania sono tutti gli spazi verso est, dove vivono le popolazioni slave. In questo elemento si individua un’altra razza considerata inferiore e degna solo di servire il popolo tedesco che dovrà dominare il mondo.

Elemento altamente negativo di questa politica razziale è l’antisemitismo, cioè l’individuazione di una razza da perseguitare, i cui componenti sono già da tempo inseriti nella società tedesca. È naturale domandasi perché proprio gli ebrei. Questa è una questione molto delicata, affrontarla crea non poche difficoltà, soprattutto per trovare risposte razionali.
Innanzitutto va detto chiaramente che nella Repubblica di Weimar le tendenze di destra, le tendenze nazionalistiche avevano bisogno di un capro espiatorio, qualcuno su cui riversare le colpe di una situazione critica, perché altrimenti sarebbe stata una contraddizione la celebrazione del ruolo di questa grande razza, la sua funzione civilizzatrice e dominatrice nel omento in cui si trova proprio in una situazione di estrema crisi.
Nessuno meglio dell’ebreo si adattava al ruolo di capro espiatorio: così ben conosciuto da tutti (gli ebrei avevano realizzato spesso fortune economiche nel paese), così “diverso”, almeno dal punto di vista razziale e religioso (gli ebrei, in fondo, non si sentirono mai parte dei paesi in cui si dispersero con la grande diaspora, mantennero la loro identità religiosa e razziale e non si considerarono mai cittadini tedeschi, o francesi,o polacchi, ma “ebrei”).
L’individuazione di un colpevole serve a nascondere le velleità imperialistiche del nazional-socialismo e a scaricare tutta la tensione della crisi su questo elemento. Bisogna tenere presente che nella propaganda nazionalsocialista il comunismo non è altro che una variante dell’ebraismo, anzi, spesso i due elementi vengono identificati.

Alcune citazioni dagli scritti di Hitler:
“Ebrei furono coloro che inventarono il marxismo, ebrei sono quanti da decenni tentano, con esso, di rivoluzionare il mondo, ebrei sono quelli che ancora oggi si trovano alla sua testa in tutti i paesi; soltanto nel cervello di nomadi senza razza, senza popolo e senza spazio poteva essere escogitata questa diavoleria e soltanto grazie alla mancanza di coscienza di essa potè passare all’attacco rivoluzionario, poiché il bolscevismo non è altro che il materialismo brutale che specula sugli istinti più bassi. Esso si serve della sua lotta contro la civiltà occidentale nell’interesse del giudaismo internazionale”.
Questi aspetti ideologici troveranno la prassi politica drammatica che tutti conosciamo.

L’altra funzione è una funzione interna:

“Il nazional-socialismo riconosce l’ineguaglianza degli uomini voluta da Dio e dalla natura come fondamento di tutta la vita civile e ne trae le sue conseguenze. Dal punto di vista politico queste consistono nell’idea del führer, nella promozione di u ordinamento gerarchico secondo il valore degli uomini e nella responsabilità in ogni campo che soltanto in tal modo ridiventa possibile. Dal punto di vista biologico, nella lotta contro la degenerazione all’interno di un popolo mediante la promozione consapevole delle parti capaci e sane nei confronti di quelle invalide, e nel rifiuto del miscuglio razziale escludendo ogni influenza di razza straniera”.

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venerdì 11 dicembre 2015

Alessandro Magno e la dominazione ellenica

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 25 

Nel 332 Alessandro Magno, in marcia verso l’Egitto, occupa la zona, facendo crollare l’impero persiano. Gli Ebrei vengono quindi a contatto con la cultura ellenistica. Un resoconto storico della vita degli Ebrei sotto Alessandro Magno e dei suoi successori è resa nei libri deuterocanonici Primo e Secondo Maccabei (dinastia ebraica chiamata anche Asmonea). Alessandro Magno assicurò libertà di culto e riconobbe l’autorità del Sommo Sacerdote. Alla morte di Alessandro Magno (323), in accordo con le direttive sulla Spartizione della Babilonia, la Giudea passa sotto il dominio dei re Tolomei d’Egitto (312). Ad Alessandria si insedia una numerosa comunità ebraica nella quale si fonde, in una sintesi originale, tradizione biblica e cultura greca. Anche i Tolomei proseguono una politica di tolleranza.
Al dominio dei Tolomei segue quello dei sovrani ellenistici di Siria, i Seleucidi (198), a partire da Antioco III, aiutato dagli stessi Ebrei, che ringraziò con notevoli privilegi fiscali.


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